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Effedipi - Fatti Di Parole
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martedì, luglio 20, 2004 Ho comprato un cofanetto della prestigiosa Deutsche Grammophon: tre cd, le tre opere di Rachmaninov. Esecuzioni eccellenti, dirette da Neeme Jarvi, con Leiferkus, la von Otter e via discorrendo. Magnifico. Cosa volete di più? Facciamo così, vi dico i nomi delle opere: Aleko, Francesca da Rimini, il Cavaliere Avaro. Vi sembrano blockbuster? Se sì, allora invitatemi dove vivete voi. Qui da me sono opere di nicchia, di rara esecuzione. In russo. Cosa volevo di più dalla prestigiosa Deutsche Grammophon? Capire. Sapere cosa dicono nell'opera i bravi cantanti. Poter fruire della metà extramusicale dell'opera, ovvero del libretto. Quale libretto? Perchè il libretto non c'è, nel cofanetto della prestigiosa Deutsche Grammophon. Allora io dico: questi dischi erano già pubblicati in edizione ad alto prezzo, con libretto. Perchè ripubblicarle a medio prezzo senza libretto? Chi non è appassionato se ne frega comunque. Chi lo è non se ne fa nulla di tre opere in russo senza libretto. Avrebbe più volentieri pagato un po' di più per avere il pacchetto completo. Se l'Audi vuole fare una macchina più economica è intelligente che ne faccia una venduta senza il volante? La nota positiva è che capiamo sempre meglio perchè le major stanno morendo, e ci intristiamo sempre meno per la loro agonia. E' caduta un'altra foglia dal'albero della musica. Questa volta forse la più alta. martedì, maggio 11, 2004 L'ho fatto: ho scelto la copia meno rovinata, l'ho spolverata - nonostante il libro fosse uscito da pochi giorni - e ho portato alla cassa il Beethoven di Buscaroli. Iniziando subito dopo a leggerlo. Si vede, si sente e si annusa l'opera di grandissimo spessore. Ma è incredibile la sua voglia di spendere pagine a confutare, maledire, esecrare quasi tutti i suoi predecessori. Ormai saranno tre o quattro volte che il libro sembra cominciare. E invece no. Ci ricasca. "Ludwig van Beethoven venne al mondo... cioè non venne al mondo, non nel senso in cui lo fa intendere quel deficiente malnato di XYZ" e via discorrendo. Per pagine. E pagine. E pagine. Ma terrò duro perchè, lo ripeto, fra le pagine c'è odore di qualità, la penna è magnifica e il soggetto vabbè. giovedì, aprile 22, 2004 Avvertenza:
Dramatis Personae: Commento di Effedipi Ho pigliato, e pure scontato, il tutto Rach (concerti) di Kocsis: una bomba, tutto scoppiettante e con il ciglio asciutto, per una volta. Ma mica stitico, badate. Davvero una magnifica incisione. Commento di Faster Attento Effedipi... qui c'è gente che se legge "Rach" vede rosso. Io t'ho avvisato. Comunque niente è bello come comprare un'integrale a prezzo scontato. Per Ombramaifu: già a Lione? Fatti una bella magnata anche per me. Comunque se quella roba della gravidanza addominale l'hai letta su Rockstar anni '80 massimo rispetto. Lo sai cosa mettono in copertina a giugno? I Velvet Revolver. Tu li hai mai sentiti? Immagina il lettore medio di RCKS che ancora non si capacita che gli Smashing Pumpkins si siano sciolti... Commento di Effedipi Io invece quando leggo di gente che vede rosso a leggere Rach di solito provo tenerezza. Mah. Per rifarsi possono sempre riascoltare la Fabbrica Illuminata. Ma le integrali a prezzo scontato, ah, che magnifica istigazione allo spreco! Il piacere del doppione, del triplone, del quadruplone, di dire ogni volta "giuro che è l'ultima versione che compro": una poesia. Commento di Effedipi Ma poi so che, pensa, al Blognote manco gli piace la Seconda di Rach by Horowitz 1968, ottima annata. Per cui sono corazzato, altro che. ;-) Commento di a. io quando vedo un'integrale dei concerti di Rachmaninov godo molto e quando vedo quella di Kocsis in modo particolare, visto che è la mia preferita. Quando sento Horowitz che fa il mattacchione con la Polka de VR mi diverto. Quando sento Cherkassky che con la Polka de VR trasforma una sala da concerto in un salotto mi commuovo. E quando sento la seconda sonata di solito m'annoio, sì, sì!, e aspetto che nella mia vita arrivi colui/ei che mi farà cambiare idea. Nutro qualche speranza proprio su Kocsis, quando troverò il cd. Commento di Effedipi Caspita, è vero... Kocsis ce l'ha nella manica, la Sonata. Quandi i geni Philipsiani (Universaliani) si decideranno a ristampare i più bei dischi contemporanei di pianoforte che tengono in cantina potremo goderne (oltre a Kocsis, che dire del lascito Decca di Olli Mustonen, forse il più geniale di tutti? tutto sparito, tranne poca roba. E poi il mercato è in crisi). Commento di a. io sto aspettando con pazienza degna di miglior causa che la Philips pubblichi il prodigioso tutto Bartók di Kocsis cofanettato. Ma di sti tempi in casa Universal mi sembrano più impegnati sul versante vecchiume, tipo integrale delle sinfonie di Beethoven inedita di Jochum con la radio bulgara del 1951. Di Mustonen c'era un bellissimo disco Shostakovich/Alkan, che ho risentito non molto tempo fa. Certo, una versione alternativa e un po' più, come dire, spessa dei Preludi op. 34 mi farebbe piacere. Suggerimenti? Invece: come mai a partire più o meno dalla metà degli anni 70 il suono del pianoforte dei dischi Philips in linea di massima è assai più bello di quello DG, e assaissimo più bello di quello Decca? Commento di Effedipi Il suono Philips è ottimo, è vero. Anche se a volte lo trovo un pizzico manipolato sul "calore" (ad es.Arrau, che ogni tanto sembra suonare un violoncello a pedali, e dal vivo non mi pare avesse quel tono lì). Mustonen l'ho sentito dal vivo un mesetto fa: Sibelius, Scarlatti, Rachmaninov (PRIMA sonata!!!). Un fenomeno. Non puoi non ascoltarlo, anche per non essere d'accordo con lui. Sibelius di carattere e visione infinita. Scarlatti: cinque sonate scelte accuratamente fra quelle più da evitare, ovvero "quella di Michelangeli", "quella di Horowitz" etc..., tutte suonate con una fantasia mostruosa e senza che nessuna somigliasse a quanto fatto dai mostri sacri prima di lui. Rach Prima: un altro pianista, da puntillista tramutatosi in una specie di Horowitz incastrato dentro Sokolov, il tutto scottato alla fiamma. Il disco Alkan-Shosta è magnifico. Io poi ho un intuibile debole per Alkan. Sui preludi op.34 c'è la Tatianona Nikolayeva, della quale tutto si può dire tranne che non fosse robusta. Commento di Carlo Boccadoro Qualcuno ha ascoltato il recentissimo Cd Shostakovich/Ashkenazy (Sonata N°2, ecc..)? P:S: Se l'alternativa a Rach fosse solo la Fabbrica Illuminata sarebbe un mondo ben triste.Fortunatamente nel Novecento ci sono tante possibilità diverse... Commento di a. ok, beccato: che è la Fabbrica Illuminata? dal nome sembra un gruppo prog di Molfetta del 1974. a proposito: ho appena letto un vecchio libro-intervista con David Byrne. Si fa un gran parlare del noto gruppo cileno degli Inti Illuminati. del cd di Ashkenazy, per tornare al discorso di prima, ho letto una recensione positiva senza entusiasmo su Le Monde de la Musique che dice, tra l'altro: "Ashkenazy, pour une fois bien enregistré". al recensore piacciono i pezzettini, un po' meno la sonata. Commento di Carlo Boccadoro La Fabbrica Illuminata è un celebre brano di luigi Nono per soprano e nastro magnetico (su cui sono registrati effetti elettronici e rumori siderurgici) scritto all'inizio degli anni Settanta e tuttora assai eseguito in giro per il mondo: il Cd di Ashkenazy a me piace molto, aspetto un parere dagli altri blog-frequentatori. Commento di a. il BlogNote si fa piccolo piccolo per la sua ignoranza in cose noniche, e ribadisce comunque il suo massimo rispetto per Nono, per il nastro magnetico e per Molfetta (sul prog, invece, la ditta si riserva di fare le dovute differenze). in compenso sono lieto di annunciare che la canzone "Too late to turn back now" dei Cornelius Brothers and Sister Rose, scoperta grazie allo scatolone Rhino "Can you dig it?", è entrata nel mio pantheon dei capolavori pop assoluti, e anche se ho passato il fine settimana ascoltando cose molto più serie in realtà nelle mie orecchie non suona altro. Commento di Effedipi Non ho sentito il disco di Ashkenazy, purtroppo. Eccellente musicista, ma così a orecchio (dai Preludi e fughe diciamo) per Shostakovich è un po' troppo morbido. GLi unghioli di Mustonen li vedo meglio, lì. Ma comunque giù il cappello, perbacco. Purtroppo niente prog molfettana '74: la Fabbrica illuminata è un pezzo di Nono del 1964 (dai, solo una decina in più, ci avevi quasi preso), per soprano e nastro magnetico a quattro piste (forse di coca). Non dico altro: prendi l'organico e il titolo e trai le conclusioni. Ti assicuro che non sarebbero diverse dopo un ascolto del pezzo. Carlo: hai perfettamente ragione, il mondo sarebbe triste. A mio parere un po' lo è pure, perchè non credo che sia troppo lontano dal vero dire che il mondo della composizione 'colta' (bleah, percò ci siamo capiti) è diventato un club di masturbatori. Mica tutti, e non lo dico a te, compositore che ben conosce e tocca questi problemi, per caso. Ci si è divaricati fra elementarità (archi suonati con tutta la ricchezza di sfumature della techno) e compiaciute architetture astratte (Grisey, Lachenmann, anyone?) che mai, dico mai, potrebbero indurre a più di uno sventurato ascolto. Diciamolo: non conta nulla la raffinatezza dei tecnemi se poi, all'ascolto, l'arte non c'è, l'emozione scappa, il riso anche e lo sbadiglio pure. Commento di Carlo Boccadoro L'effetto Rhino continua...... Commento di Carlo Boccadoro Ribadisco una volta di più il concetto;dire che la musica contemporanea è ridotta ad un club di onanisti significa semplicemente non conoscerla e, di conseguenza, non ascoltarla, altrimenti certe affermazioni verrebbero evitate in prima battuta. Autori come Ligeti, Berio, Reich, Petrassi,Glass, Maxwell Davies,Andriessen, Bryars,Dallapiccola, Maderna, Penderecki, Dutilleux, Part, Castiglioni e via dicendo non appartengono nè al semplicismo a tutti i costi ne all'astrusità fine a se stessa ma semplicemente al mondo della musica di qualità, e i nomi potrebbero essere altre decine, in italia e all'estero. La dicotomia ormai iperfrusta tra tecnicismo ed "emozione" non regge più da parecchio tempo dato che in tutta la buona musica, da Machaut sino a oggi, le due cose si compenetrano e si influenzano a vicenda, non esiste un parametro senza l'altro. Se la musica fatta solo di testa è spesso inutilmente arida (verissimo) esempi altrettando orrendi sono stati forniti dagli autori paladini del "core in mano" a tutti i costi (forse non devo dirlo proprio a un appassionato di Rach). Chiunque, inoltre, dovrebbe dedicare a qualsiasi (e sottolineo qualsiasi) musica più di un ascolto, dato che una singola audizione non basta neanche per la musica pop, figuriamoci per chi utilizza un linguaggio ben più complesso. Fermarsi all'atteggiamento del "non mi piace subito quindi fa schifo" garantisce la perdita sicura di molte sublimi esperienze musicali. Forse i Salmi di Davide di Schutz sono appetibili al primo ascolto? E la Sonata N°2 di Bartòk per violino e pianoforte? Le Piano Variations di Copland?Il Canticum Sacrum di Stravinskij? La Rappresentazione Di Anima e Corpo di Emilio De' Cavalieri? Tutta roba che al primo ascolto può apparire letale e che rivela la proprio profonda bellezza solo dopo numerosi, attenti, ascolti.Non fermiamoci al fast-food sonoro, per favore, in giro ce n'è anche troppo. Commento di Effedipi Carissimo Carlo, come ogni food, fast o slow, anche la musica deve farti venire appetito. E' questo il punto: non che ti arrida al primo ascolto, ma che ti lasci il seme del desiderio di riascoltarla. Tutti i pezzi che hai dottamente elencato lo fanno. Moltissimi altri, purtroppo, no. Il corimmano riferito a Rachmaninov è grottesco, se non altro perchè nell'altra mano portava una conoscenza suprema del contrappunto e dei timbri. Dare del corimmano a Rachmaninov sì che è iperfrusto, altro che la dicotomia (che è sempre stata vera, solo che in mezzo c'erano giganti)! Parlare di qualità facendo gli snob con Rachmaninov e portando in palmo di mano Glass, insomma insomma, mi pare un po' singolare, anche se rispettabile come opinione (non chiederò quante volte hai ascoltato The Bells per contrappasso). Per il resto ti invito a non supporre troppo. Quanta musica conoscono e ascoltano gli altri non è un grande tema di conversazione, è un po' arrogante e poco significativo, anche perchè conoscerla non vuol dire attribuirle un vero valore. E' la curiosità che tiene in vita la musica, per cui chiunque ami la musica dovrebbe essere curioso. Sarebbe ingeneroso pensare il contrario. Infine lascia che anche io se non posso ribadire (non avendolo mai enunciato coram populo) almeno esponga una mia idea: qualsiasi opera d'arte che abbia bisogno di essere spiegata per "dire" non è una grande opera d'arte. Le spiegazioni sono benvenute e affascinanti, ma devono dare valore aggiunto, non essere necessarie per succhiare il succhiabile. Commento di a. scambi di commenti come questo mi fanno passare i dubbi che periodicamente mi assalgono sul senso di questo blog. Grazie cari, è bello leggervi. Ma non arrabbiatevi, per carità! Purtroppo, come avrete intuito, il mio orizzonte recente è quasi esclusivamente limitato a musiche con la zampa d'elefante. Posso solo dire che un ascolto ripetuto (2 volte) mi ha permesso di cogliere nel classico della pre-disco "Rock your baby" un dettaglio non evidente ma che secondo me contribuisce in modo determinante all'apprezzamento godurioso del pezzo. Figuriamoci con la Rappresentazione di Anima a Corpo. E vero però che, per me ascoltatore-bestia, più dell'ascolto ripetuto può l'ascolto-grimaldello. Ho avuto di recente un'esperienza del genere con Davidsbündlertänze: per anni e anni ho subito ascolti di questo lungo ciclo schumanniano evidentemente adorato dai pianisti (che lo suonano molto più spesso, che so, di Carnaval o Kreisleriana) in preda alla noia mortale, sia concerto sia in disco. Mi ha aperto le orecchie, guarda te, un concerto di Freddy Kempf, sostituto di KZ a Bologna poche settimane fa. Poi mi sono riascoltato Arrau e mi ci sono avvicinato ancor di più. Poi Radu Lupu (eh eh!) e gli ho dato un altro colpetto. Resta il fatto che è il giovane Kempf che mi ha fatto fare clic, anche se ero seduto nella fila ZZ (ebbene sì, al Teatro Manzoni esiste!). Perché? Un dettaglio inatteso? Una mia condizione di spirito particolarmente rilassata e aperta? (ai concerti dei sostituti si respira un clima molto disteso) La gestualità di FK? (e perché no? io la prima cosa che ho notato la prima volta che ho sentito Zimerman era coma si muoveva. Poi ho notato anche il resto. Se c'è qualcuno che ha piratato quel concerto - Preludi di Debussy, Sala Verdi, Milano, direi 1991 - mi contatti: offro baratti strepitosi) Non lo so, però è andata così e son contento. Forse la musica è come un ovetto che ciascuno di noi cova con tempi e modi differenti, e tanto peggio per chi rinuncia a covarla. Il problema è che non vige l'unanimità sulla qualità del pulcino. Pazienza: io continuo ad ascoltare molto più Rachmaninov che Dutilleux, ma sono sempre felice che arrivi qualcuno e cerchi di farmi muovere da lì. A volte ci riesce, e dopo io sto meglio. Quanto alle spiegazioni verbali, istintivamente tenderei a dar ragione a fdp, ma concretamente devo ammettere che ogni tanto una buona spintarella mi ha schiuso porte che, se fosse stato solo per il fantomatico "primo ascolto", per me sarebbero restate ben sprangate. Quanta bontà nelle mie parole! E sapete perché? Perché mentre parlo di Dutilleux ascolto "I sold my heart to the junkman" delle Starlets. Commento di Effedipi Niente rabbia, Alberto: credo che sia io che Carlo siamo spinti da passioni profonde e da una voglia di sentire e palpare la musica viva che direi non dissimile. Quando ho ascoltato Mustonen (e, a proposito di gestualità, che non ha visto lui non ha visto il più grande Pinocchietto della storia del pianoforte) sono uscito con gli occhi umidi, già, pensando "la Musica è viva". Ogni tanto mi capita anche con pezzi composti nei nostri ultimissimi tempi, ma direi che l'ultima è stata con i Jatekok di Kurtag by Kocsis, in video, la penultima con gli studi per Piano di Ligeti (che sia tutto per piano è un caso, lo giuro). Anche per me discussioni come questa sono il sale, l'olio e l'aceto balsamico (vero) della vita. Quindi grazie, a te, a Carlo, a tutti coloro che le rendono possibili, fra una frenesia quotidiana e l'altra. Siete uno dei miei caffè preferiti. Commento di Effedipi Ah, un'altra cosa: è proprio così, Alberto, è proprio un ovetto. E' molto bello che sia così. Commento di Carlo Boccadoro Mai detto che gli autori di cui sopra abbiano bisogno di spiegazioni, semmai di essere ascoltati più volte (questo sì): Mai sognato di dare giudizi sul quantitativo di musica ascoltato facendo un rapporto quantità/qualità:dato che si stava parlando di riascolto dei brani ho detto la mia in proposito senza parlare, come fanno alcuni miei colleghi, a nome dell'umanità ma solo a titolo squisitamente personale.Ho ascoltato The Bells un numero di volte sufficiente a non cambiare idea su chi lo ha scritto, ma anche questo è un parere che vale solo per se stesso,come del resto quello su Glass quindo non capisco dove sia l'arroganza in questo caso.Ho notato però che se si critica Rach immediatamente ci si ritrova appiccicata l'etichetta di "snob", sempre e invariabilmente. Eppure ho sentito persone dire di annoiarsi all'ascolto di Bach o Mozart o Respighi senza che questa definizione venisse tirata fuori, evidentemente è destinata solo a chi non apprezza più di tanto il Nostro. Va da sè che conoscere non significa apprezzare ma resto convinto che fermarsi al "mi piace/non mi piace"sia poco. Commento di a. dai Carlo, sull'accusa di snobismo a chi trova Rachmaninov indigesto hai ragione, ma non mi stupisce che ci sia un fenomeno del genere. In fondo intorno al povero Sergej aleggia ancora l'accusa di scrivere poco più di musica da film, è ovvio che chi lo ama si scaldi. Il gioco con Bach è troppo facile: se uno dice di trovare brutto e inutile il Clavicembalo ben temperato viene sbertucciato non in quanto snob, ma al contrario perché Bach nell'immaginario collettivo è il Bene, e dire che è brutto è come dire che è brutto Dante. Con Respighi, in realtà, non si arrabbia nessuno perché non lo ascolta nessuno, ormai è diventato raro anche ascoltare una fontana di Roma, figuriamoci il resto. Però, per prendere un altro autore molto amato (e abbastanza di moda) ma ancora non completamente canonizzato, prova a dire che la Sesta di Mahler è un lungo guazzabuglio e vedrai che succede. È un po' come se dico che Jim Morrison è un guitto sopravvalutato: un fan dei Doors mi mena. Se lo dico di George Clinton pensano tutti che io parli di Bill. E se lo dico dei Beatles non mi si fila nessuno. Ma è un esempio sbagliato: i Beatles sono il più grande prodigio della storia del pop, mentre Jim Morrison *è* un guitto sopravvalutato! ok, ok, scherzavo (un po'). Commento di a. noto ora una coincidenza buffa: due artisti tanto diversi ma secondo le mie orecchie uniti nell'essere decisamente sopravvalutati si chiamano tutti e due Morrison. Ora dovrò leggere qualcosa di Toni Morrison, chissà che non succeda la stesa cosa anche lì. Commento di Effedipi "[...] dire che la musica contemporanea è ridotta ad un club di onanisti significa semplicemente non conoscerla e, di conseguenza, non ascoltarla [...]" (CIT) Non può voler dire semplicemente che la si conosce e si pensa questo, come nel caso delle Campane per te? Sbaglierò, ma in queste parole mi era parso di cogliere alcune delle cose che neghi nel tuo ultimo intervento . Anche le mie parole, come quelle di Aristotele e del mio pescivendolo, valgono solo a titolo personale. Alberto ha ragione, dipende dall'autore. E vanno sempre distinti piacere e valore. Dire che Bach non piace è legittimo (è anche legittimo pensare "mah"), dire che non vale un po' meno. Per carità, a livello di parola tutto è lecito. Ma insomma, io direi che le cose di valore vanno salvaguardate, oggigiorno. Specie quando si parla di Ludovico Einaudi come di un "compositore". Credo che oggi attiri molto più linciaggio morale dire "Boulez è uno stitico" che dire "Rachmaninov è un neomelodico napoletano". Fermiamoci pure alla qualità: come compositore mi diresti che in termini di elaborazione tematica, per esempio, Metamorfosi di Strauss è tanto superiore al Quarto di Rachmaninov? Che Mahler ha un linguaggio armonico molto più avanzato? Comunque non sono l'avvocato del Sergej: si difende bene da solo, come chiunque capisce. Un'ultima cosa su questo: l'etichetta di snob viene tirata fuori a ragione, nel caso di Rachmaninov, proprio perchè contro di lui vengono portate accuse del calibro musicale di "ha il cuore in mano". Vabbè, anche fosse? L'importante è che non si macchi i polsini. Commento di FasterP. thread dell'anno! Altro che la vecchia e trita storia delle mutande. Comunque ho paura che questa interessantissima discussione sia nata da un malinteso. Io dicevo che qualcuno si sarebbe inorridito per la lezione "Rach" al posto di Rachmaninov per esteso. E non a un'allergia più o meno snobistica per questo compositore. Comunque ben vengano i malintesi se portano a queste discussioni! Commento di Effedipi In effetti Rach fa un po' schifo anche a me ;-) Ma la pigrizia digitale può questo ed altro... Commento di a. una sola precisazione dal vostro bravo e vigile moderatore: credo che Carlo quando diceva "senza parlare, come fanno alcuni miei colleghi, a nome dell'umanità" si riferisse ad altezzosi fellow composers, non a rachmofili fellow bloggers. Rach è davvero bruttino. Lo usano negli States, dove però hanno dei problemi tutti loro con la scrittura dei nomi (provate a fargli scrivere Philips con una L o Zimerman con una M e una N). La sua diffusione dalle nostre parti è tutta colpa di un film che ha avuto vari effetti collaterali temibili. Dall'alto della mia imprescindibile autorità decido quindi che d'ora in poi chi usa Rach su queste pagine sarà costretto anche a praticare la stessa barbarie su tutti nomi oltre le due sillabe: avanti coi Beet, Schub, Mend e Prok. Schön! Commento di Effedipi Prego notare il precedente mio Shosta (che si avvicina al diktat notarbartoliano). Per la precisazione: sì, blognote, anche io l'avevo intesa in quel senso di fellow composers. Commento di Carlo Boccadoro Ringrazio Alberto per la precisazione. Mi riferivo proprio a colleghi compositori che non hanno mai opinioni personali ma, sentendosi chissà perchè già inseriti nella Storia della Musica, parlano a nome di tutta la loro generazione o si rivolgono direttamente ai posteri con i quali evidentemente hanno una linea di contatto privilegiata, come i medium felliniani di Giuletta degli Spiriti. Su Jim Morrison siamo d'accordo, su George Clinton no perchè si tratta di un genio, seppur misconosciuto nello Stivale (imperdibile il disco "Hey Man, smell my finger!"che realizzò per la Pasley Park, l'ormai defunta etichetta di Prince".E' durissima trovarlo, ma vale la pena di fare serrate ricerche su Ebay .Toni Morrison è fantastica, non deluderà di certo il nostro Blognote. Su Rach(maninov) la finirei qui, tanto ognuno resta della sua opinione, comnunque discutere un pochino fa sempre bene.Dire male di Boulez oggi è come sparare sulla Croce Rossa,non c'è più divertimento a farlo, mentre ci tengo a dire che Ludovico Einaudi è un ottimo compositore; la sua produzione precedente a quella che gli sta dando tanto successo in Italia e all'estero non ha nulla a che vedere con le sue attuali escursioni pianistiche. Ha scritto della musica orchestrale e cameristica eccellente che non viene ripresa in concerto solo per la pigrizia atavica dei nostri direttori artistici, ma se vi capiterà di ascoltarla rimarrete davvero sospresi. Dopodichè ha scelto di scrivere una musica supersemplice che gli ha dato notorietà e fortuna, ma il giudizio su di lui per parte mia non cambia, sia che condivida le sue attuali scelte sia che non lo faccia.Comunque anche queste idee mi trovano in compagnia lieta con Aristotele e il pescivendolo di cui sopra. Commento di Effedipi Ad Aristotele e il pescivendolo aggiungerei, sempre lietamente, il cartolaio all'angolo, per dire a suo nome che forse Boulez non è proprio la Croce Rossa, ma è più simile alla SIAE, per pervasività e tante altre belle cose. Fra l'altro, anche fosse vero che qualcuno gli spara, chi di 44magnum ferisce... Dei passati parti einaudiani esistono tracce discografiche, Carlo? Sarei davvero curioso di ascoltarle. Fra l'altro ti confesso che oggi la musica cosiddetta contemporanea è l'unica che mi interessi davvero, pensa tu, perchè è l'unica che può darci un futuro. La scruto continuamente e continuerò a scrutarla sempre. Ecco, l'ho detto. Spesso - non sempre perchè il masochismo ha un limite - la musiche che amo meno e che avverto di non comprendere sono quelle che ascolto di più, proprio per tentare di trovare la chiave di decrittazione. Ma quasi altrettanto spesso devo dire che se non mi dicono nulla in prima o seconda istanza tutto sommato c'era un perchè. Sempre per via del pescivendolo e di Aristotano (visto il pescivendolo). Le strepitose variazioni di Rzewski sul Pueblo Unido le avete ascoltate, a proposito di modernità? L'immarcescibile Marc-André Hamelin - che Dio lo benedica - ci si indaffara molto. Belle, secondo il mio cartolaio e Deleuze, niente da dire. C'è anche il disco Hyperion. Commento di Carlo Boccadoro Le Variazioni di Rzewski sono un capolavoro e ogni discoteca che abbia un minimo di rispetto per se stessa non può fare a meno di avere l'edizione definitiva di questo brano suonata dall'autore, senza dubbio uno dei migliori pianisti della scena musicale mondiale (e non esagero). Ne esistono due versioni, una su etichetta CRI, facile da trovare su internet, l'altra contenuta in un colossale box di 7 CD della Nonesuch con tutta l'opera pianistica di Rzewski (stupenda) suonata da lui stesso. Purtroppo questo scatolone costa un sacco di soldi, quindi io consiglio di accaparrarsi la versione singola. Della musica di Ludovico di molti anni fa non credo esistano dischi in catalogo, io l'ho sentita (e suonata) in concerto, spero che la Ricordi rimetta in catalogo qualcosa ma ci spero poco. Commento di Effedipi Non sapevo nulla delle incisioni di Rzewski! Lo porto via come premio immeritato del dibattito odierno. Le cercherò! (se poi trovassi lo scatolone integrale in offerta...). Per Ludovico speriamo nella Ricordi dunque (ahia). Ora mi aspetta il dvd di ABM: in programma Beet op.26 & 22, Schub D537 e Ballate op.10 di Bra (il barbuto mi perseguiterà dalla tomba, sentendosi abbreviato in un reggipetto). "Si avvisa la gentile clientela che oggi Effedipi riapre, ma occupandosi solo delle cose che ama: Musica (notare la maiuscola), Letteratura, Cinema e Pochi affini" "Si avvisa la gentile clientela che oggi Effedipi chiude" mercoledì, aprile 21, 2004 [...la Sposa, la migliore delle combattenti, che combina efferratezza e maternità, alterna stivali da cowboy a gonne celeste pastello, katana a marsupio...]
Che due balle. mercoledì, aprile 07, 2004 La passione del Cristo è un film piuttosto amatoriale, pieno di ingenuità, non una grande opera. Ma è un film sincero, sicuramente più dei suoi precursori aureolati. Con dei pregi. Parlarne male a prescindere è solo sintomo della nostra conigliaggine, della nostra voglia di fare i laici cool (che è superata solo della voglia di fare i religiosi à la carte), della grande malafede che abbraccia tutto. Per non parlare della ridicola lamentazione ebraica (andiamo, suvvia: siete una nazione e una comunità migliore di così). Non un grande spettacolo a vedersi: meglio la fustigazione. |
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