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Effedipi - Fatti Di Parole
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venerdì, febbraio 28, 2003 I Libri sono quelli che si aprono davvero appena chiusi.
I Libri sono quelli che inizi a leggere davvero appena finita l'ultima pagina. giovedì, febbraio 27, 2003 Ricchi premi e cotillon: chi è in grado di disegnare le "espressioni più deferenti e distinte" del Baldassarre e dell'Adalberto vince una videocassetta di Totò e Peppino (eh sì, Luca, eh sì). Nel frattempo le vossignorie illustrissime vogliano gradire i sensi del mio più prostrato buonumore. Servo vostro sempre, Effedipi.
Due risate in (brutta) compagnia:
Ecco il testo integrale del telegramma che Antonio Baldassarre e Ettore Adalberto Albertoni hanno inviato ai presidenti delle Camere Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini.
"Riteniamo doveroso informare le Signorie Vostre Illustrissime che noi sottoscritti abbiamo appreso da pubbliche notizie che da lunedì 24 febbraio u.s. sono in corso due formali iniziative parlamentari rivolte a porre in discussione nella commissione parlamentare di Vigilanza l'attuale ristretta composizione del Cda della Rai. Tali iniziative parlamentari se numericamente sommate, manifestano già un orientamento di sfiducia secondo i requisiti previsti dalla legge nei nostri confronti con le conseguenze che sono note alle Ss. Vv. Ill.me. Preso pertanto atto di questo fatto nuovo, Vi comunichiamo ad ogni effetto che ci dimetteremo dalla carica di consiglieri della Rai non appena le Signorie Vostre Illustrissime ci comunicheranno di avere raggiunto di concerto un'intesa definita in ordine alla nomina del nuovo Cda della Rai. La decisione Vi viene da noi congiuntamente comunicata con questo telegramma al fine di assicurare, in attesa della nomina del nuovo Cda della Rai, una necessaria continuità di guida e di azione, affichè l'Azienda ed il servizio pubblico non abbiano a subire danni o svantaggi. Desideriamo anche precisarVi che quanto qui viene sottoposto alla Vostra attenzione va integrato con le più ampie considerazioni svolte nella lettera che a nostra firma congiunta Vi inviamo con separato plico. Con le espressioni più deferenti e distinte". Firmato: Antonio Baldassarre e Ettore Adalberto Albertoni. mercoledì, febbraio 26, 2003 E adesso mi lava col fango del buio, fresco umidore che rilassa occhi e tempie.
E adesso mi lava col fango del buio, fresco umidore che rilassa occhi e tempie.
Il lago stasera mi ferisce con uno sputo di luce, dritto dal sole in un occhio.
martedì, febbraio 25, 2003 Cosa state facendo? Beh, smettete di farlo. Andate subito a leggere che cos'è l'Amore sul blog di Leo, e che cos'è l'intelligenza (ah, il trampolino è il film muccinante del momento).
lunedì, febbraio 24, 2003 "Dio di illusioni" l'ho finito, nel frattempo. Voi lo avete cominciato?
Ogni tanto mi volto e vedo qualcosa che non conosco. Spesso il mio riflesso. Allora capisco.
"La nostra casa"
già in queste parole, freschezza (Kobayashi Issa) domenica, febbraio 23, 2003 "La nostra casa" già in queste parole, freschezza (Kobayashi Issa)
"La nostra casa"
già in queste parole, freschezza (Kobayashi Issa) sabato, febbraio 22, 2003 Mi bruciano gli occhi; fuori non si sentono più le ambulanze: buona notte.
venerdì, febbraio 21, 2003 Sto diventando avaro, eh?
giovedì, febbraio 20, 2003 Fatemi respirare un poco, datemi un filo d'aria da tenere in bocca come erba.
mercoledì, febbraio 19, 2003 [sigla] "Lo sapevate? Rossini oltre che un compositore geniale e un allegro ancora più geniale era anche un cuoco sopraffino e buongustaio di marca. Sapevatelo, su effedipi!" [sigla] A proposito di prima.
Vado a mangiare. E se guerra deve essere, che guerra sia ai nemici del piacere di mangiare, che sono spesso nemici dei piaceri della vita!
Ancora bagnato di rugiada e di smog voglio subito fare ammenda: Tartt e Safran Foer leggeteli come vi pare. Non amo lo snobismo di chi si sente superiore dicendo di leggere (o rileggere, vero Leo?) in lingua, magari salmistrata se trattasi di persona particolarmente chic. Il mio consiglio è frutto solamente del caos universale, dell'assortimento delle librerie, dell'angoscia da traduzione e di una farfalla che ha battuto le ali in giappone.
martedì, febbraio 18, 2003 Oggi ho la penna secca.
lunedì, febbraio 17, 2003 Al di là del bene e del male, al di là delle fazioni e dei topolini ciechi: ecco un'opinione intelligente sulla questione irachena. Uscita dalla mente di un iracheno. Come volevasi dimostrare. [chi la trova un po' lunghetta può leggerne un'efficace sintesi su klamm]
Che poi i pezzi voi li vedete al contrario: partite a leggere da quello più in basso, va là.
..."Everything is illuminated" di Jonathan Safran Foer. Non assomiglia a nessuno, perchè è un genio, ma metteteci pure spruzzatine di Salinger, Singer, Borges e spezie a volontà. E' della classe '77. Settantasette. E ha scritto un libro del quale ricorderemo di aver comprato la prima edizione, esattamente come i nostri genitori conservano gelosi le polveri sulla copertina bianca dell'Holden. L'edizione italiana è raccapricciante, quella originale magnifica. Poi vedete voi.
...ed è il libro che ho letto prima di iniziare a correre con Donna, che è...
Avete presente quando qualcuno vi prende per mano, vi dice vieni con me e si mette a correre? Non troppo veloce, non troppo lento, con voi attaccati dietro? Bene, iniziare "Dio di illusioni" di Donna Tartt mi ha dato questa sensazione (ma nelle prime pagine "bongo players" è tradotto come "giocatori di bongo": se lo trovate in lingua - col titolo molto meno harmonyco di "The secret history" tanto meglio). Ma il vero evento del mese per me ve lo devo ancora scrivere...
domenica, febbraio 16, 2003 Come promesso - e grazie a log lady e gordon cole - abbiamo rimediato alla carenza di Jack Nicholson nel nostro citoplasma andando a vedere "A proposito di Schmidt", venerdì sera. Film che riesce a filmare - e fermare - un'America a-romantica, fredda, solitaria e sola. Un'America dove i bar e i negozi non stordiscono ma avviliscono, dove andare in pensione è un po' morire. Attenzione: tutte cose già viste e sentite, ma di solito ammantate di patine poetiche qui assenti. Nicholson, grandissimo e grassissimo, dotato di un memorabile culo nudo, ce la mette tutta per sembrare inerte; ma è più forte di lui e le occhiate diaboliche gli scappano lo stesso. Però riesce ad essere, se non inerte, statico, vestendo il suo Schmidt di rassegnazione tenace.
Ma come si permettono, queste cittadine di provincia, di svegliarti la domenica mattina con un silenzio così assordante? con una pace così assillante? con un cinguettare così armonico?
venerdì, febbraio 14, 2003 Perchè la cattiveria sembra più intelligente della bontà? Pensateci bene, non è banale.
Da dietro queste tende, gli alberi sembrano vene sui polsi dietro la pelle.
Usate Finèster? Siete ancora lì a cercare di capire cosa siano le .dll? O, quel che più conta, perchè diamine debbano esserci dei file dei quali non capisci nemmeno il nome, dei file che non hai chiesto tu sul TUO computer? Non ho ancora trovato una più appassionata difesa del migliorare la propria vita (almeno per quell'80% delle cose che passano attraverso un mouse). Lasciatevelo dire con il fuoco del debuttante (iMac da tre settimane).
Vi divertite o vi spaventate, sbirciando questa specie di Risiko?
Intanto buongiorno. giovedì, febbraio 13, 2003 Prophecy
A vision of the broken rose In an inferno of oil and blood Earth in dying clothes Unleash the hidden will of God (Ben Okri) E se non fossero giuste ma nemmeno evitabili, le guerre fra gang?
"La guerra tra gang non è né santa né giusta, ci dice Scorsese, e, quando si esce dal cinema con le immagini ancora ben impresse nella mente, capita di pensare che, forse, tutte le guerre sono guerre tra gang" (Salman Rushdie, confrontando The Two Towers con Gangs of New York in un bell'intervento che trovate qui)
Ci sono tre cose importanti al mondo: Dio, la follia dell'uomo e il ridere. Dato che le prime due sfuggono al nostro controllo e alla nostra comprensione, meglio concentrarsi sulla terza. (antico proverbio indiano citato ancora una volta a braccio)
mercoledì, febbraio 12, 2003 Sono spesso tentato di pensare che i grandi ideali, le grandi meditazioni, i titanici sforzi siano del tutto inutili, ininfluenti sul tranquillo e terribile ruotare del globo. Le minuscole attenzioni, le minuscole dolcezze, i minuscoli sorrisi a chi ti vuol vendere una rosa nei tunnel della metropolitana - anche se non le comprerai, le sue rose -, il minuscolo rispetto per i propri vecchi, per la propria compagna o compagno: che questi siano i mattoni del mondo nuovo, che è sempre nuovo ogni giorno che passa. Ogni minuscolo giorno che passa.
Sono spesso tentato di pensare che i grandi ideali, le grandi meditazioni, i titanici sforzi siano del tutto inutili, ininfluenti sul tranquillo e terribile ruotare del globo. Le minuscole attenzioni, le piccolissime dolcezze, i sorrisi a chi ti vuol vendere una rosa nei tunnel della metropolitana - anche se non le comprerai, le sue rose -, il rispetto per i propri vecchi, per la propria compagna o compagno: che questi siano i mattoni del mondo nuovo, che è sempre nuovo ogni giorno che passa. Ogni minuscolo giorno che passa.
[Foglietto illustrativo: per meglio comprendere questo post i signori e le signore utenti sono pregati di leggersi prima i commenti al post del 10/02/2003 ore 11.19. Grazie per l'attenzione e buona permamenza su effedipi] Prima lasciatemi spezzare una lancia a favore del computer: è una maledizione, in quanto prima macchina che, potendo fare tutto, ci costringe a fare tutto con essa; ma è anche una benedizione. E' il computer che ci permette il piacere ed il lusso di scambiare opinioni e sensazioni con persone cui teniamo a qualsiasi ora, attraverso qualsiasi distanza. E' il computer che fa sì che ci stiamo godendo questa discussione fra amici che si stimano e si vogliono - autenticamente, senza abbracci pelosi - bene. [...] Io non accetterò mai di definire un popolo "bestie" (nè battendo nè non battendo ciglia), ma accetterò sempre di definire "bestie" gli individui che educano i loro bimbi con le pistole e le videocassette di mentecatti autoesplodenti. Per me, per i miei valori, esistono bestie ma non greggi di bestie estesi a interi popoli (esistono, eccome, greggi di bestie estesi a gruppi anche ampi di individui). Credo fermamente nella responsabilità individuale, seme di qualsiasi convivenza possibile, antidoto a qualsiasi odio possibile. Non è forse vero che i palestinesi che vivono e lavorano all'interno di Israele "hanno una vita normale e fanno poco casino"? Lo dici tu stesso. Non sono forse nati nella stessa cultura che fa germinare gli eroici bestioni suicidi (anche qui, attenzione, perchè in ogni bestione suicida c'è il virus della disperazione, il che non giustifica, ma a volte parzialmente motiva). Non sono quindi forse le condizioni di vita a far fermentare germi presenti in nuce in una cultura e a produrre molte mostruosità?
[Foglietto illustrativo: per meglio comprendere questo post i signori e le signore utenti sono pregati di leggersi prima i commenti al post del 10/02/2003 ore 11.19. Grazie per l'attenzione e buona permamenza su effedipi] Prima lasciatemi spezzare una lancia a favore del computer: è una maledizione, in quanto prima macchina che, potendo fare tutto, ci costringe a fare tutto con essa; ma è anche una benedizione. E' il computer che ci permette il piacere ed il lusso di scambiare opinioni e sensazioni con persone cui teniamo a qualsiasi ora, attraverso qualsiasi distanza. E' il computer che fa sì che ci stiamo godendo questa discussione fra amici che si stimano e si vogliono - autenticamente, senza abbracci pelosi - bene. [...] Io non accetterò mai di definire un popolo "bestie" (nè battendo nè non battendo ciglia), ma accetterò sempre di definire "bestie" gli individui che educano i loro bimbi con le pistole e le videocassette di mentecatti autoesplodenti. Per me, per i miei valori, esistono bestie ma non greggi di bestie estesi a interi popoli (esistono, eccome, greggi di bestie estesi a gruppi anche ampi di individui). Credo fermamente nella responsabilità individuale, seme di qualsiasi convivenza possibile, antidoto a qualsiasi odio possibile. Non è forse vero che i palestinesi che vivono e lavorano all'interno di Israele "hanno una vita normale e fanno poco casino"? Lo dici tu stesso. Non sono forse nati nella stessa cultura che fa germinare gli eroici bestioni suicidi (anche qui, attenzione, perchè in ogni bestione suicida c'è il virus della disperazione, il che non giustifica, ma a volte parzialmente motiva). Non sono quindi forse le condizioni di vita a far fermentare germi presenti in nuce in una cultura e a produrre molte mostruosità?
[Foglietto illustrativo: per meglio comprendere questo post i signori e le signore utenti sono pregati di leggersi prima i commenti al post del 10/02/2003 ore 11.19. Grazie per l'attenzione e buona permamenza su effedipi] Prima lasciatemi spezzare una lancia a favore del computer: è una maledizione, in quanto prima macchina che, potendo fare tutto, ci costringe a fare tutto con essa; ma è anche una benedizione. E' il computer che ci permette il piacere ed il lusso di scambiare opinioni e sensazioni con persone cui teniamo a qualsiasi ora, attraverso qualsiasi distanza. E' il computer che fa sì che ci stiamo godendo questa discussione fra amici che si stimano e si vogliono - autenticamente, senza abbracci pelosi - bene. [...] Io non accetterò mai di definire un popolo "bestie" (nè battendo nè non battendo ciglia), ma accetterò sempre di definire "bestie" gli individui che educano i loro bimbi con le pistole e le videocassette di mentecatti autoesplodenti. Per me, per i miei valori, esistono bestie ma non greggi di bestie estesi a interi popoli (esistono, eccome, greggi di bestie estesi a gruppi anche ampi di individui). Credo fermamente nella responsabilità individuale, seme di qualsiasi convivenza possibile, antidoto a qualsiasi odio possibile. Non è forse vero che i palestinesi che vivono e lavorano all'interno di Israele "hanno una vita normale e fanno poco casino"? Lo dici tu stesso. Non sono forse nati nella stessa cultura che fa germinare gli eroici bestioni suicidi (anche qui, attenzione, perchè in ogni bestione suicida c'è il virus della disperazione, il che non giustifica, ma a volte parzialmente motiva). Non sono quindi forse le condizioni di vita a far fermentare germi presenti in nuce in una cultura e a produrre molte mostruosità?
[Foglietto illustrativo: per meglio comprendere questo post i signori e le signore utenti sono pregati di leggersi prima i commenti al post del 10/02/2003 ore 11.19. Grazie per l'attenzione e buona permamenza su effedipi]Prima lasciami spezzare una lancia a favore del computer, Davide: è una maledizione, in quanto prima macchina che, potendo fare tutto, ci costringe a fare tutto con essa; ma è anche una benedizione. E' il computer che ci permette il piacere ed il lusso di scambiare opinioni e sensazioni con persone cui teniamo a qualsiasi ora, attraverso qualsiasi distanza. E' il computer che fa sì che ci stiamo godendo questa discussione fra amici che si stimano e si vogliono - autenticamente, senza abbracci pelosi - bene. Detto questo, amico mio, non sono d'accordo (come nella vecchia "Teorema"): parli da uomo ferito (sempre come nella vecchia "Teorema"). Eppure ferito non sei, non sei dal mondo arabo almeno - a meno di non considerare i corsi e ricorsi storici bulgari che però non ti hanno toccato direttamente, di certo non quanto la ferocia piallante del comunismo. Io non accetterò mai di definire un popolo "bestie" (nè battendo nè non battendo ciglia), ma accetterò sempre di definire "bestie" gli individui che educano i loro bimbi con le pistole e le videocassette di mentecatti autoesplodenti. Per me, per i miei valori, esistono bestie ma non greggi di bestie estesi a interi popoli (esistono, eccome, greggi di bestie estesi a gruppi anche ampi di individui). Credo fermamente nella responsabilità individuale, seme di qualsiasi convivenza possibile, antidoto a qualsiasi odio possibile. Non è forse vero che i palestinesi che vivono e lavorano all'interno di Israele "hanno una vita normale e fanno poco casino"? Lo dici tu stesso. Non sono forse nati nella stessa cultura che fa germinare gli eroici bestioni suicidi (anche qui, attenzione, perchè in ogni bestione suicida c'è il virus della disperazione, il che non giustifica, ma a volte parzialmente motiva). Non sono quindi forse le condizioni di vita a far fermentare germi presenti in nuce in una cultura e a produrre molte mostruosità?
martedì, febbraio 11, 2003 Adesso il sole è uscito a fare due passi. Una manciata di giorni fa ho ascoltato senza interruzioni Highway 61 Revisited di Bob Dylan seguendo da bravo bimbo i testi (scaricati dal web dato che quei [parte rotonda dell'apparato genitale maschile, forma plurale] della Sony pensano bene di non includerli nel booklet): affascinante. Forse è la prima volta che afferro davvero quel che Dylan è stato. Ci sono musiche che a volte annoiano, ma che mettono in bocca il sapore di un'epoca.
Il cielo è giallo biancognolo acceso. L'impressione è quella di una membrana piena di liquido amniotico con una lampadina dentro.
Un'ultima cosa prima di cambiare argomento - che sennò diventiamo troppo noiosi a parlare sempre delle questioni di vita o di morte altrui. Basta. Basta impugnare i morti per giustificare le idee. Davide, in un suo come al solito acuto intervento mi spingeva a "chiederlo ai morti dell'11 settembre o ai bambini che prendono l'autobus a tel aviv" (cito a braccio). No, non glielo chiederò. Come non chiederò ai morti afghani ormai decomposti se gradiscono una seconda razione, o ai morti giapponesi di hiroshima se hanno troppo freddo e vogliono un'altra stufetta nucleare. O ai morti palestinesi se desiderano farsi ancora grattare la schiena dai carri israeliani, o ai morti nei gulag se preferiscono avere con sè la boule dell'acqua calda o una corda per impiccarsi. I morti non sono argomenti, sono persone morte. Un morto non giustifica un altro morto. Un morto giustifica solo se stesso e la compassione che ispira. A prescindere dall'arma che lo ha ucciso, del paese che l'ha prodotta e del regime o governo (o singolo) che l'ha sulla coscienza.
Un'ultima cosa prima di cambiare argomento - che sennò diventiamo troppo pallosi, a parlare sempre delle questioni di vita o di morte altrui. Basta. Basta impugnare i morti per giustificare le idee. Davide, in un suo come al solito acuto intervento mi spingeva a "chiederlo ai morti dell'11 settembre o ai bambini che prendono l'autobus a tel aviv"(cito a braccio). No, non glielo chiederò. Come non chiederò ai morti afghani ormai decomposti se gradiscono una seconda razione, o ai morti giapponesi di hiroshima se hanno troppo freddo e vogliono un'altra stufetta nucleare. O ai morti palestinesi se desiderano farsi ancora grattare la schiena dai carri israeliani, o ai morti nei gulag se preferiscono avere con sè la boule dell'acqua calda o una corda per impiccarsi. I morti non sono argomenti, sono persone morte. Un morto non giustifica un altro morto. Un morto giustifica solo se stesso ela compassione che ispira. A prescindere dall'arma che lo ha ucciso, del paese che l'ha prodotta e del regime o governo che l'ha sulla coscienza.
Un'ultima cosa prima di cambiare argomento - che sennò diventiamo troppo pallosi, a parlare sempre delle questioni di vita o di morte altrui. Basta. Basta impugnare i morti per giustificare le idee. Davide, in un suo come al solito acuto intervento mi spingeva a "chiederlo ai morti dell'11 settembre o ai bambini che prendono l'autobus a tel aviv" (cito a braccio). No, non glielo chiederò. Come non chiederò ai morti afghani ormai decomposti se gradiscono una seconda razione, o ai morti giapponesi di hiroshima se hanno troppo freddo e vogliono un'altra stufetta nucleare. O ai morti palestinesi se desiderano farsi ancora grattare la schiena dai carri israeliani, o ai morti nei gulag se preferiscono avere con sè la boule dell'acqua calda o una corda per impiccarsi. I morti non sono argomenti, sono persone morte. Un morto non giustifica un altro morto. Un morto giustifica solo se stesso e la compassione che ispira. A prescindere dall'arma che lo ha ucciso, del paese che l'ha prodotta e del regime o governo che l'ha sulla coscienza.
lunedì, febbraio 10, 2003 Forza e coraggio, che il lunedì è un lunedì per (quasi) tutti. Duro ma condiviso. Certo però, si stava meglio ieri. Se non stavate meglio ieri siete nell'invidiabile posizione di fare un lavoro che amate, e io vi abbraccio e vi dico tenetevelo stretto.
Ho partorito una montagna, da bravo topolino al contrario: la guerra non s'ha da fare, a parer mio. Vogliamo addurre un motivo spietatamente autoconservativo, una volta tanto? Non va fatta perchè non ci conviene. Innescherebbe un meccanismo tremendo, metterebbe il mondo sul ciglio di un imbuto e gli darebbe il primo colpetto facendolo iniziare una discesa incontrollata verso il vuoto. Però sapete una cosa? Ho cambiato idea: la guerra va fatta. Va fatta una guerra non armata di esplosivi democratici (ovvero che sbudellano allo stesso modo gli islamafiosi del regime del califfo di Baghdad e i miseri barbieri, i ragazzini, i vecchi che hanno trascorso la loro vita al finestrino senza mai avere opportunità - nemmeno di emigrare come hanno fatto altri poveretti che Davide ci ricordava in un suo precedente intervento. Va fatta una guerra armata di emarginazione elitaria: il regime va segato alle radici con un'opera di delegittimazione condivisa fra Usa, Ue e Stati arabi. Oltretutto ciò non creerà precedenti pericolosi: la stessa tattica potrà essere riciclata con coerenza anche nei confronti dei sordidi rossi (cfr.Kim) o di altri canaglioni. Come fare? Purtroppo una tale manovra - possibilissima, credetemi - si dovrebbe avvalere di ciò che nessuna potenza grande piccola o media ha voluto fare sinora: tagli di fondi, spostamenti di somme di denaro, chiusura di conti. Ci dovrebbero rimettere gli sponsor dei governanti, insomma. Però sostenere che devono perdere la vita fiumi di poveracci e di gente dignitosamente normale perchè è troppo difficile far mollare l'osso a banche, finanzieri e geni della geopolitica non so se è realismo: forse è egoismo, cinismo e in fondo anche viltà.
domenica, febbraio 09, 2003 Ah: e buona domenica, naturalmente.
Accorrete numerosi, siore e siori! Grande dibattito su guerra, destra, sinistra, centro, lato e posteriore due post più sotto! Partecipate al grande dibattito! Accorrete, siore e siori! I bambini entrano gratis, sconto comitive! Partecipate al grande dibattito commentando il post "L'uomo di sinitra è colui che crede che il popolo sia stupido. L'uomo di destra è colui che lo sa per certo". In serata è prevista la partecipazione della Donna Barbuta e del Nano Più Alto Del Mondo! Accorrettttte numerossssssi!
venerdì, febbraio 07, 2003 Repetita - una tantum - iuvant.
L'uomo di sinistra è colui che crede che popolo sia stupido.
L'uomo di destra è colui che lo sa per certo. Che bellezza questa semplice cosa del buongiorno. Arrivi al lavoro la mattina con il caffè in gola e le labbra screpolate, accendi il piccì o se sei fortunato il mac, lo ascolti zufolare mentre carica ciò che gli serve. Poi ti siedi. E viene il bello: aprire la tua pagina è come aprire le finestre a casa, lasciar entrare aria, essere liberi per un momento di affacciarsi e salutare senza preoccuparsi di niente altro. Buongiorno ancora.
Buongiorno, amici. Lasciate che il sipario si alzi e lasci spazi alla luce, stamane. Buongiorno, amici.
giovedì, febbraio 06, 2003 Pensate ad una pesca. Pensatela trafitta da centinaia di aghi. Pensatela trafitta continuamente, indefinitamente, perennemente. Quale puntura credete che sentirebbe sulla buccia e nella polpa? Sostituite la pesca con un cervello. Sostituite gli aghi con le immagini, i suoni, le parole. Quali immagini, suoni, parole credete che sentirebbe sulla corteccia e nella materia grigia? Così siamo noi oggi: dei puntaspilli per i modi di far soldi altrui. Dei puntaspilli per le pubblicità, per le finte personalità, per i finti eventi, per i finti libri, per le finte musiche che tanti tentano di imboccarci. Poi, per fortuna, possiamo scegliere, per fortuna non sentiamo davvero le punture. Basta volerlo, è questo il problema. Ma spesso, in mezzo a questo pagliaio di punture, smarriamo i nostri unici aghi veri. Basta non perdere la sensibilità, è questo il problema.
mercoledì, febbraio 05, 2003 Altra cosa: se avete pubblicato commenti di cui vi ricordate il contenuto inviateli di nuovo alla mail di cui sotto, che poi ghe pensi mi (mi consentano). Intanto si prova a risolvere la situazione.
Pare che non si riesca a pubblicare commenti, per cui una prece: se volete lasciare commenti fate una di queste due cose: mandateli alla mia mail effedipi@inwind.it oppure controllate che il sistema ve li abbia pubblicati (in caso no tornate alla prima obzione, brego)
Qual'è il problema di vivere in molte città? Che ci si dimentica degli
elementi. Ci si dimentica cosa vuol dire essere immersi negli elementi,
essere un minuscolo ritaglio fra gli elementi. Ci si dimentica l'oceano,
il mare, la terra, le foreste, la vetta e la prateria. Il rischio
maggiore è che loro, di per loro, si scordino di noi. Non basta andarli
a trovare ogni tanto in vacanza. Non c'è più riconoscenza.
La gente corre, poi. Cerca, crede di trovare, insegue, perde di vista,
sanguina, crede di ritrovare, insegue, perde, sanguina. E poi, e poi, e
poi. Quando invece per essere quel tanto più puliti e felici basta un
sole che ci trafigga, che lavi l'aria come si laverebbe un vetro.
Qualcuno qui a fianco proprio ora non ha capito niente, ha tirato una
tenda, chiudendo ogni cosa.
martedì, febbraio 04, 2003 Il lago sta appena fuori. E' finto, ma tremola come uno vero. Il vento è
ghiacciato ma non l'ha ancora ghiacciato. Lo lascia muovere, sembra un
tessuto scosso più che un'acqua. Ti sembra di essere al Nord, invece sei
solo al freddo; troppo vicino alla città per essere in campagna e troppo
lontano dalla città per essere in compagnia. Bisognerebbe dire cose
pesanti sulla società e su tutto. Invece mi viene solo da guardare il
lago e pensare ad un ristorante gestito da egiziani dove andrò a
mangiare stasera.
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